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Identità visiva · 2026

Pennelli Grifone Oscar Il rebranding

Due marchi diventano uno, e il grifone stringe un pennello nel becco.

La cancelleria di Pennelli Grifone Oscar su un piano di legno chiaro: carta intestata, cartella e astuccio in giallo e nero col grifone, busta e due biglietti da visita.

Cliente
Pennelli Grifone Oscar
Anno
2026
Ambito
Identità visiva
Consegna
Analisi del marchio esistente, marchio, logotipo, colore aziendale, payoff

01 Il contesto

Convivevano due marchi diversi: un sigillo circolare con la scritta «marchio depositato» e un lettering corsivo, più un monogramma usato all’occorrenza. Con tre segni in circolazione nessuno dei tre riusciva a diventare memorabile, e chi guardava non capiva quale fosse il logo dell’azienda. Il problema non era estetico, era di comprensione. E il segno era nato in un’altra epoca grafica: troppi dettagli per la stampa in piccolo, un tratto che si chiudeva alle dimensioni ridotte, un verde legato più all’abitudine che a una scelta.

I tre segni vecchi affiancati su fondo bianco, tutti in verde: il sigillo circolare con la scritta «marchio depositato», il lettering corsivo «pennelli Grifone · OSCAR», e il monogramma.

02 Il progetto

Insieme all’azienda abbiamo preso una decisione netta: ricominciare invece di ritoccare. Il nome offriva già il simbolo, il grifone, che unisce l’aquila e il leone. Bastava portarlo in primo piano invece di tenerlo dentro un sigillo. Da lì, cinque decisioni.

Il grifone in primo piano
Ridisegnato da zero: un profilo pieno e sintetico, leggibile anche a pochi millimetri. Prima era un dettaglio dentro un sigillo, adesso è il marchio.
Il pennello nel becco
Il marchio doveva dire anche «cosa» fa l’azienda, non solo come si chiama. Il grifone stringe un pennello e lo tiene con fierezza: il mestiere e l’orgoglio artigiano raccontati in un dettaglio, senza bisogno di spiegazioni.
La costruzione su un modulo
Ogni curva sta su un modulo unico, 1u, un ottavo dell’altezza del simbolo. Lo stesso modulo dà lo stacco fra simbolo e logotipo: 8,85 × 8 u il simbolo, 12,7 × 7,3 il logotipo, 22,55 × 8 l’ingombro. E un limite minimo dichiarato: 35 mm di base per il logo orizzontale, 11 mm per il solo simbolo. Sotto quella misura il pennello nel becco si chiude, quindi abbiamo previsto un lock-up dedicato.
Dal verde al giallo
La scelta più coraggiosa. Il verde accompagnava l’azienda da sempre, ma la ancorava al passato e la confondeva con mezzo settore. Il giallo #FFD145 richiama la luce dell’oro, quindi il valore e la qualità, e dà il massimo contrasto col nero del marchio. Su uno scaffale lo vedete da dieci metri.
Il logotipo, e il payoff
Lettering lineare tutto in maiuscolo su tre righe: PENNELLI, GRIFONE, OSCAR. Nessun’ombra, nessun corsivo, nessun effetto: il carattere fa il suo lavoro e lascia parlare il grifone. E un payoff che tiene insieme mezzo secolo di storia e lo sguardo in avanti, «Da oltre 50 anni per dipingere il domani».
La tavola di costruzione del logo: il modulo, le quote in ciano e gli ingombri di simbolo e logotipo.

03 L’esito

Adesso l’azienda ha un’identità sola: un marchio che regge anche da solo, un logotipo per le applicazioni orizzontali, e un colore che è suo. Funziona sul manico di un pennello e su una facciata, e dice chi è l’azienda: artigiani italiani che da cinquant’anni fanno pennelli e vogliono continuare a farli bene.

Tre manici di pennello su un piano di legno, in luce calda: su ognuno il marchio nuovo serigrafato in nero, col grifone e la scritta «PENNELLI GRIFONE OSCAR» e il numero di articolo.

Quattro pagine del manuale

Pagina del manuale: il logo sulla griglia di costruzione, con le quote in ciano e il modulo dichiarato.
La griglia di costruzione. Il modulo è un ottavo dell’altezza del simbolo, e da lì discende tutto il resto: chi deve ricostruire il lock-up senza il file trova qui le misure.
Pagina del manuale: le tre campiture di colore, giallo, nero e bianco, con i valori RGB, CMYK, Pantone e RAL.
Tre colori e nessun quarto. Il giallo #FFD145 con i suoi valori di stampa, il nero #1D1D1B, e il bianco dichiarato come spazio: tenere la palette chiusa è ciò che rende un marchio riconoscibile prima ancora di leggerlo.
Pagina del manuale: otto esempi di uso scorretto del logo, ognuno barrato in rosso.
Gli usi scorretti. Un manuale che dice solo cosa fare non serve: quello che salva un marchio nel tempo è l’elenco di cosa non fargli, scritto prima che qualcuno lo faccia.
Pagina del manuale su fondo scuro, col payoff «Da oltre 50 anni per dipingere il domani».
Il payoff, e le regole per usarlo. «Da oltre 50 anni per dipingere il domani» tiene insieme mezzo secolo di storia e lo sguardo in avanti in una riga sola.